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MOSTRA
PICASSO
GENOVA

Palazzo Ducale Genova

10 NOVEMBRE 2017
6 MAGGIO 2018
10/11/17
06/05/18

Mostra Picasso Genova

Il percorso della Mostra

Dagli studi preparatori alle Demoiselles d’Avignon fino alle opere tarde degli anni settanta, la mostra ripercorre più di mezzo secolo di sperimentazioni, documentando l’immensa varietà che caratterizza la pittura di Pablo Picasso. Al di là della diversità formale, tuttavia, le opere hanno in comune la loro straordinaria provenienza: vengono tutte dagli atelier di Picasso e hanno sempre accompagnato l’artista che non ha mai voluto separarsene fino alla morte nel 1973. In un percorso da atelier in atelier, la mostra ripercorre questo faccia a faccia che Picasso riassume, dieci anni prima di morire, in poche parole scribacchiate su un taccuino da disegno il 27 marzo 1963: "La pittura è più forte di me, mi fa fare quello che lei vuole".


SALA 1
L’atelier, specchio del processo creativo

“Il modo di dipingere di un pittore è come la scrittura per i grafologi. Dentro c’è l’uomo tutto intero.”

Le rappresentazioni degli atelier attraversano l’intera opera di Pablo Picasso. La coppia formata da pittore e modella, che in queste composizioni svolge un ruolo privilegiato, viene rivisitata dall’artista a partire dalla giovinezza fino agli ultimi quadri, in una notevole diversità di tecniche e stili. L’atelier, luogo di vita, è anche un soggetto a sé stante, attraverso cui Picasso esprime le condizioni della creazione artistica.

Gli autoritratti fanno parte di una ricerca dello stesso tipo. Tra le opere che il pittore tiene con sé per tutta la vita, un autoritratto del 1906 lo mostra a mezzobusto, l’aria pensierosa. Dopo il suo “periodo rosa”, Picasso si ispira alla geometrizzazione della figura che osserva nelle arti iberiche al Louvre e a Gósol, un paese dell’Alta Catalogna. Oltre sessantacinque anni più tardi, ormai novantenne, si rappresenta in veste di giovane pittore, con il pennello in mano. Gli autoritratti a varie età, che popolano gli atelier dell’artista, sono anche una testimonianza della costante riflessione compiuta da Picasso sul gesto creatore.

Il motivo della mano vi occupa un posto fondamentale. Per Jaime Sabartès, poeta spagnolo e amico di Picasso, le mani sono “sia per la forma propria a ciascun individuo che attraverso i loro gesti […] gli indizi più evidenti della personalità” (Sabartès 1954, p. 123). Le mani di Picasso diventano, a questo titolo, il simbolo dei processi creativi: a volte munite degli strumenti della pittura, la tavolozza e il pennello, a volte nude, sono il soggetto di vari tipi d rappresentazioni – dipinti, sculture, fotografie. Attraverso la mano dell’artista, come nelle vedute dell’atelier o negli autoritratti, il maestro spagnolo offre in realtà un’immagine della creazione nel momento stesso in cui avviene, una definizione dell’arte.

SALA 2
Al Bateau-Lavoir

Nel 1904 Pablo Picasso, tornato a Parigi, si stabilisce al Bateau-Lavoir. Questo immobile di Montmartre, al numero 13 di Rue Ravignan, ospita studi di artisti già dagli anni ottanta dell’Ottocento e deve il nome alla sua somiglianza con le imbarcazioni che all’epoca stazionavano lungo la Senna. L’atelier del pittore si trova all’ultimo piano, sotto i lucernari: secondo lo storico Pierre Daix, “d’estate si cuoceva e d’inverno si gelava”. Il mobilio è spartano – un materasso, un tavolo, un bauletto nero che fa da sedia – ma la vista abbraccia l’intera Parigi, spingendosi fino alla Torre Eiffel. Al Bateau-Lavoir, luogo di vita e creazione, Picasso incontra la sua prima compagna, Fernande Olivier, e frequenta pittori e poeti come Juan Gris, Max Jacob e Guillaume Apollinaire.

È nel suo atelier di Montmartre che Picasso realizza nel 1907 uno dei suoi capolavori: Les Demoiselles d’Avignon (oggi al Museum of Modern Art di New York), accompagnato da numerosi studi dipinti e disegnati. L’insieme testimonia una svolta radicale nelle ricerche plastiche del pittore, in cui entrano in gioco diverse influenze. Nel 1906, al Louvre e poi in Spagna, nel paesino di Gósol sui Pirenei, si era appassionato alle arti iberiche, di cui ammirava soprattutto la costruzione delle teste e il disegno degli occhi. Iniziato alle arti extraoccidentali da Henri Matisse e André Derain, nel 1907 visita per la prima volta il museo etnografico del Trocadéro di Parigi e, nel suo atelier del Bateau-Lavoir, inizia a collezionare sculture africane e oceaniche. Infine, l’esempio di Cézanne resta essenziale nel lavoro che l’artista porta avanti sulla costruzione dei volumi e la rappresentazione della figura umana. Sulla scia delle Demoiselles, Picasso intraprende con Georges Braque nuove ricerche sulla geometrizzazione delle forme, in seguito alle quali Max Jacob soprannomina il Bateau-Lavoir “l’Acropoli cubista”.

SALA 3
Variazioni 1: Bagnanti

La figura della bagnante attraversa l’intera opera di Picasso: è il supporto di tutte le sperimentazioni stilistiche, dal cubismo al classicismo, e si ritrova tanto nelle opere dipinte quanto nei carnet di disegni e nelle sculture. Il motivo acquista tuttavia una nuova ampiezza a partire dall’8 gennaio 1927, quando Picasso incontra Marie-Thérèse Walter, all’epoca diciassettenne, davanti alle Galeries Lafayette di Parigi. Da allora, nella serie sempre rinnovata delle Bagnanti si trovano echi del rapporto amoroso tra i due, rimasto a lungo segreto.

Nel 1928 e nel 1929 Picasso passa due estati di seguito a Dinard, una stazione balneare bretone, con la moglie Olga e il figlio Paul. Nelle Bagnanti di piccolo formato che dipinge sul posto si ritrova la luce argentata della Manica, ma anche la presenza discreta della sua amante, anche lei a Dinard. Le scene sulla spiaggia e i giochi con la palla diventano, nei suoi quadri, l’occasione per lavorare sulla rappresentazione del corpo e dei movimenti. La geometrizzazione della figura, di aspetto quasi minerale, riecheggia il vocabolario plastico sviluppato nello stesso periodo dai surrealisti. Alcune deformazioni annunciano le curve rotonde e sensuali che, negli anni trenta, saranno la caratteristica dei ritratti di Marie-Thérèse Walter.

Al di là delle ricerche formali, l’artista fa del motivo della bagnante un simbolo intriso di erotismo. La cabina diventa l’immagine del nascondiglio e del segreto. Luogo dell’emancipazione del corpo, la spiaggia, nell’opera picassiana, è uno strumento privilegiato per esprimere il desiderio e la tensione tra l’artista e la sua modella.

SALA 4
Rue des Grands-Augustins: l’artista all’opera

Nel 1937 Pablo Picasso trasferisce il suo atelier nel solaio di un hôtel particulier al 7 di Rue des Grands-Augustins. Il locale, con le travi a vista, gli è stato segnalato da Dora Maar, fotografa e poetessa surrealista che abita qualche strada più in là. Il pittore è un cliente abituale del ristorante Le Catalan, a pochi metri di distanza, come del negozio-galleria dei “Cahiers d’art” diretti da Yvonne e Christian Zervos. Resta in Rue des Grands-Augustins per tutta l’occupazione e vive sporadicamente nell’atelier parigino fino agli anni sessanta.

Negli anni trenta e quaranta, dopo lo scoppio della guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale in Francia, la tavolozza di Picasso si evolve. La materia, sempre più densa, viene lavorata a grandi pennellate ostentate; personaggi dai volti deformi e dall’aspetto mostruoso popolano una pittura che coniuga violenza ed espressività. Gli oggetti stessi sembrano animarsi agli occhi dell’artista, che si confida in questi termini con lo storico dell’arte Pierre Daix: “Sai, persino un tegame può urlare… qualsiasi cosa può urlare.”

In Rue des Grands-Augustins si svolge anche un intenso dialogo tra artisti. Nel 1936 Pablo Picasso incontra Dora Maar: i suoi ritratti, che secondo alcuni si confondono con le immagini di Marie-Thérèse, decorano i muri dell’atelier, accompagnando il pittore nel suo lavoro. È qui che il maestro dipinge il suo capolavoro Guernica, che poi presenterà al padiglione spagnolo dell’Esposizione internazionale di Parigi nel 1937.

SALA 5
Variazioni 2: Donne con cappello

Le donne con cappello sono un motivo ricorrente nella pittura di fine Ottocento, che si ritrova ad esempio nelle opere di Auguste Renoir e Henri Matisse. Per tutto il Novecento, Picasso darà al soggetto una nuova dimensione, reinterpretandolo con tecniche, stili e formati diversi.

Autentico filo conduttore dell’iconografia picassiana, le donne con cappello sono rappresentative del lavoro dell’artista sulla figura umana. A volte monumentali, dal disegno neoclassico, i ritratti possono anche essere oggetto delle più brusche deformazioni. Grazie al ritorno instancabile sullo stesso motivo, Picasso acquisisce una completa padronanza del soggetto che lo spinge a tentare di risolvere una difficoltà unica: la rappresentazione dei volumi del corpo nello spazio piano della tela.

Il motivo illustra anche i rapporti complessi che il pittore intrattiene con le modelle. Ai ritratti delle sue compagne Ol’ga Chochlova, Marie-Thérèse Walter o Dora Maar si aggiungono quelli di personalità come Nusch Eluard, che fa parte della sua cerchia di amici. Dall’uno all’altro, le tecniche, i toni e il tocco cambiano, lasciando trapelare l’influenza che ogni carattere esercita sulle sperimentazioni picassiane. Eppure, nonostante questo dialogo, Picasso fa delle donne con cappello l’incarnazione di un rapporto asimmetrico tra l’artista e la sua modella. Collocata a distanza, quest’ultima è rappresentata in posizione statica, come stretta tra i braccioli della poltrona su cui è seduta. Il ritratto, nel suo approccio, è al tempo stesso un atto di omaggio e di possesso: “A quanto pare”, dice Pablo, “non capite che queste donne non sono semplicemente sedute in posa come modelle che si annoiano. Sono prese nella trappola di quelle poltrone come uccelli rinchiusi in una gabbia. Le ho imprigionate in questa assenza di gesto e nella ripetizione di questo motivo, perché mi sforzo di catturare il movimento della carne e del sangue nel corso del tempo.”

SALA 6
Gli atelier mediterranei

A partire dalla seconda metà del Novecento, il Sud della Francia, in cui Picasso ha già trascorso alcuni soggiorni estivi, acquista una nuova importanza nella sua vita. Nel 1948 stabilisce il suo studio nella villa La Galloise a Vallauris. In questo villaggio delle Alpi Marittime scopre la lavorazione della ceramica in compagnia di maestri vasai, da cui apprende le basi della tecnica. Nel 1955, con la compagna Jacqueline Roque, sposta l’atelier nel salone della villa La Californie a Cannes, luogo in cui lavora e riceve gli amici. Poi, nel settembre 1958, compra il castello di Vauvenargues, ai piedi del monte Sainte-Victoire dipinto a più riprese da Paul Cézanne. Il salone d’onore del primo piano, dalle volumetrie generose, gli permette di lavorare a formati molto grandi come Le Buffet de Vauvenargues che immortala sulla tela la monumentalità dell’atelier.

Da un’abitazione all’altra, Picasso sviluppa un rapporto nuovo con la fotografia. Si circonda di opere e si mette in scena in numerose pose e travestimenti. L’immagine dell’artista al lavoro viene costruita in stretta collaborazione con i suoi amici fotografi, come Roland Penrose e David Douglas Duncan. L’atelier resta uno spazio espositivo, in cui vengono mostrati i lavori in corso, nutriti dalla luce mediterranea e da continui rinnovamenti tecnici, e diventa anche lo scenario ben studiato di una quotidiana messa in scena.

SALA 7
Il dialogo con i maestri: Manet nell’atelier

"Quando guardo la 'Colazione sull’erba' di Manet, so che poi ci sarà da soffrire."

Il lavoro che Pablo Picasso svolge attorno alla Colazione sull’erba di Edouard Manet (1863, Parigi, Musée d’Orsay) lo impegna per quasi tre anni, dal 1959 al 1961, e dà vita a uno straordinario repertorio di versioni attraverso cui il pittore dialoga, a distanza di un secolo, con il maestro ottocentesco. Tra i suoi atelier a Cannes, Vauvenargues e Mougins, dedica al tema ventisette quadri, centoquaranta disegni e tre linoleografie in cui lo scenario, i volti, gli attributi e la configurazione dei personaggi non cessano mai di variare. Con un insieme di sculture in carta tagliata e piegata, Picasso offre dei personaggi della Colazione sull’erba una versione di grande poesia: usciti dallo spazio pittorico, accompagnano l’artista che posa insieme a loro, nell’atelier.

L’insieme delle Colazioni sull’erba è una testimonianza dei complessi rapporti tra il pittore e i suoi predecessori. Pur essendo responsabile di alcune rivoluzioni epocali nella storia dell’arte, Picasso si lascia nutrire dall’esempio dei grandi maestri: dal Siglo de Oro spagnolo fino all’Ottocento francese. Tra omaggio e confronto, queste opere rappresentano per lui una fonte d’ispirazione e un terreno di reinvenzione plastica. Il corpus delle opere che Picasso dedica a Manet è anche, in senso più lato, il riflesso del suo metodo privilegiato, quello della ripetizione e della serie: “Vado avanti lentissimamente. Non voglio rovinare la prima freschezza della mia opera… Se mi fosse possibile la lascerei tale e quale, a costo di ricominciare e di portarla a uno stadio più avanzato su un’altra tela. E poi farei lo stesso con un’altra ancora… Non ci sarebbe mai una tela ‘finita’, ma i diversi ‘stadi’ di uno stesso quadro, che di solito scompaiono nel corso del lavoro. Le parole fine, esecuzione, non hanno forse un doppio senso? Finire, ma anche mettere a morte, dare il colpo di grazia.”

SALA 8
Mougins, l’ultimo atelier

Nel 1961 Picasso acquista il mas Notre-Dame-de-Vie a Mougins, un paesino delle Alpi Marittime. La sua ultima casa si erge sul fianco di una collina, da dove sovrasta tutta la baia di Cannes. Il pittore vi stabilisce diversi atelier e vive, ancora una volta, circondato dalle sue opere e dalle sue collezioni.

Nel corso degli anni sessanta diversi temi ritornano con forza nell’opera picassiana, che coniuga satira e allusioni storiche. La questione del nudo femminile viene posta con un erotismo più che mai esplicito, in immagini di corpi languidi dall’incarnato splendente. I moschettieri, nello stile dei pittori del Siglo de Oro, popolano le sue tele, così come le visioni di corpi intrecciati, nuova declinazione del motivo dell’artista con la sua modella.

Lo stile coltivato da Picasso alla fine della sua vita dà scandalo. La pennellata densa e la semplificazione del disegno gli valgono schietti rimproveri: i suoi ammiratori non si ritrovano nell’apparente ingenuità delle sue tele, mentre la scena contemporanea gli preferisce l’astrazione e le pratiche concettuali che proprio in quel periodo si vanno affermando.

Al Palazzo dei Papi di Avignone, nel 1970 e poi nel 1973, due mostre raccolgono le ultime produzioni del pittore. In quel momento storico, la presentazione delle tele monumentali, prive di cornice, e i cui colori sgargianti spiccano sulla tinta della pietra, fa eco a quella che l’artista sceglie all’interno dei suoi atelier. Appoggiate alle pareti di Notre-Dame-de-Vie, spesso sovrapposte, le sue tele sono l’ornamento dell’ultimo atelier di Picasso, che muore l’8 aprile 1973.

SALA 9
L’atelier, luogo di vita

A quasi trent’anni di distanza, la tela Claude che disegna, Françoise e Paloma riecheggia Paul che disegna. Nel 1923, nel suo atelier parigino di Rue La Boétie, Picasso aveva dipinto il figlio Paul, che all’epoca aveva due anni, con la matita in mano. Nel 1954, a Vallauris, propone un’immagine della famiglia riunita dopo la separazione con Françoise Gilot, in cui la madre cinge con le braccia i due bambini chini su un foglio bianco. Le due opere celebrano la vita familiare e quella artistica, che diventano entrambe – all’occhio del pittore come nell’obiettivo delle fotografie documentarie – vite pubbliche.

Gli atelier di Picasso diventano infatti oggetto di grande attenzione da parte dei suoi amici fotografi, che si sforzano di catturare le immagini dell’artista al lavoro. David Douglas Duncan, Brassaï, Dora Maar, André Villers: sono tanti i grandi nomi della storia della fotografia a essersi interessati alle dimore picassiane. Attraverso queste numerose collaborazioni, il pittore partecipa in prima persona alla costruzione della sua immagine pubblica e rinnova la tradizione occidentale delle “vedute dell’atelier”.

Nell’arco della sua vita, Picasso occupa più di venti atelier nelle varie città che attraversa. Alcuni di essi, dal Bateau-Lavoir di Montmartre fino a Notre-Dame-de-Vie a Mougins, passando per lo Château de Boisgeloup in Normandia o la villa La Californie a Cannes, sono i luoghi più celebri di un’intera vita di creazione. Ovunque, opere e abitanti conducono una vita comune, in un mescolarsi di registri incoraggiato dallo stesso Picasso: “Dipingo come gli altri scrivono le loro autobiografie. I miei quadri, finiti o no, sono le pagine del mio diario.”

Con il sostegno eccezionale del Musée National Picasso-Paris

  • Musée national Picasso-Paris

Mostra promossa da

  • Comune di Genova
  • Regione Liguria

Prodotta e organizzata da

  • Palazzo Ducale Genova
  • MondoMostre Skira

Catalogo

  • Skira

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